Cerasi è un grazioso paesino (casale, villaggio, borgo o frazione) che si trova nel territorio del comune di Reggio Calabria, da cui dista 22 Km e mezz’ora di macchina.
E’ situato su un’altura di 636 metri sul livello del mare, a metà strada tra Reggio Calabria e Gambarie, sul pendio del monte San Sebastiano, leggermente pianeggiante nella parte terminale, orientato da ovest a est nella vallata del Torrente (o “Fiumara”) Gallico, di fronte a Laganadi e Sant’Alessio d’Aspromonte col quale, visto da alcuni punti, a volte sembra unirsi.
Dalla sua posizione si vede un panorama bellissimo: da una parte l’Aspromonte con Gambarie, dall’altra lo Stretto con la vista di Calanna, Villa San Giovanni, Messina con la punta di Milazzo e spesso, nelle limpide giornate di tramontana (“boria”), l’Etna (l’antico “Mongibello”) sulla sinistra, mentre a destra si può ammirare il mar Tirreno con le Isole Eolie.
Oggi cerasi conta circa un centinaio di persone residenti, però, da ricerche storiche, risulta che a metà Ottocento gli abitanti fossero addirittura circa 700.
E’ di antiche origini (antico “casale” di Reggio Calabria) e si hanno notizie certe a partire dall’anno 1200. Alla fine del 1600 aveva un proprio sindaco (“sindico”) eletto ogni hanno dalla popolazione del paese, alla presenza del delegato del Governatore della città di Reggio Calabria e di un notaio, con l’incarico di governare il casale e di esigere le tasse a favore della città di Reggi come del resto avveniva nei paesi vicini: Schindilifà, Ortì, Arasì, Straorino (“Straorini”) e Terreti (“Tirreti”).
Tutto ciò viene riportato nel bel libro di Sebastiano Schiavone di Arasì: “Gli antichi casali di Reggio Calabria – Edizioni parallelo 38 di Reggio Calabria – anno 1975.
Il nome del paese trae origine dall’antica “Caeres”, città etrusca, dai greci chiamata “Agylla” che diede il nome a “Cerveteri”, che significa appunto “vecchia Cere”.
Il nome geografico di cerasi si trova pure nel Brebion con il nome di “Kerasion” e quindi deve essere antichissimo. Doveva trattarsi all’inizio di “Ceraria acies” (Guarnigione di cere), quindi da “Ceraria” si trasformò in “Cerasia” ed infine in “Cerasi”.
Affacciandosi come un balcone sopra la fiumara Gallico di Fronte a Laganadi, Sant’Alessio e Santo Stefano in Aspromonte, doveva avere allora una posizione strategica e perciò presidiata da una guarnigione di soldati romani “acies”.
Quanto detto è riportato nel libro del nostro prete-concittadino Don Giuseppe Pensabene, parroco della chiesa della candelora di Reggio, esperto e studioso delle origini dei nomi geografici e cognomi del territorio reggino: “Oltre venti secoli fa tra le fiumare di Gallo e Murena” – edizione “AZ” di Reggio Calabria – anno 1997.
A prima vista però verrebbe subito da pensare alle piante di ciliegi della zona (“ciurasari”) ed alle ciliegie in dialetto dette “ciurasi”. E’ vero, le ciliegie sono squisitissime e a quei tempi ce ne dovevano essere talmente tante nei campi intorno a Cerasi da rappresentare forse la sua principale e rinomata economia ….. ma viene spontaneo pensare che allora come oggi le piante di ciliegi non crescessero solo a Cerasi ma anche nei paesi vicini e che quindi Cerasi non potesse averne il privilegio. Queste considerazioni hanno quindi indirizzato lo studioso verso l’origine latina del nome.
Dopo le notizie storiche, passiamo alla sua descrizione fisica. Cerasi ha una strana ed unica forma. Nessuna lo aveva mai notato ma, con la sua forma allungata e adagiato su un pendio degradante verso valle, Cerasi sembra somigliare molto all’italia. Si, sembra proprio l’Italia “in miniatura”. Visto dalla vallata opposta, cioè da Sant’Alessio, o meglio da S. Bruno (“Santu Brunu”), ha la forma di un bello “Stivale”, con tanto di Liguria in alto a sinistra, il Veneto in alto a destra (“le Palazzine” con la scuola), la Calabria in basso a sinistra (“l’orto all’acqua”) e la Puglia in basso a destra, verso la marina (“Santa Nicola”). Manca solo la Sicilia ma non importa è lo stesso: ce l’ha di fronte e a grandezza naturale!!!
Inoltre, Cerasi è al centro di un cerchio immaginario formato dai paesi di Calanna, Laganadi, Sant’Alessio, Santo Stefano, S. Bruno, Straorino, Arasì, e Ortì. Forse per questa sua posizione strategica, un punto trigonometrico dell’Istituto Geografico Militare (IGM) è stato posto sulla cima del monte S. Sebastiano che domina il paese e da cui si può osservare un panorama a 360 gradi.
Il territorio di Cerasi corrispondeva a quello compreso entro i confini della parrocchia, confini stabiliti nel 1632 da mons D’Afflitto, arcivescovo di Reggio Calabria in una sua visita pastorale.
Esso comprendeva il territorio che andava da Est verso Ovest:
“il vallone di Peduso” incluso verso il bosco di S. Maria di Terreti, dalla parte di mezzogiorno la via Scordà inclusa e la uscente via che arriva sino a S. Angelo e gira verso il vallone di lignaro incluso e prosegue sino al molino di Camillo Spanò e dopo si volta verso il fiume e il casale di Schidilifà e si arriva fino al Vallone di Peduso da dove si era incominciato”. (Notizie riportate dall’archivio arcivescovile della curia di Reggio Calabria, citato dallo Schiavone nella sua opera.
A Cerasi esistono due chiese (“cresie”)
SS. Annunziata: esisteva già nel 1617, fu poi demolita nel 1903 perché vecchia e ricostruita nuova soprattutto con il contributo dei numerosi paesani emigrati in America. Era un’imponente costruzione ma nel 1908 crollò nel disastroso terremoto in cui morirono numerosi persone.
Nel 1909 fu provvisoriamente costruita in tavole e finalmente nel 1929 fu ricostruita in cemento armato, nello stesso posto al centro del paese e nella forma attuale. Fu consacrata nel 1930. Imponente il lampadario di vetro di Murano, donato negli anni ’50, ancora una volta dai devoti paesani d’America, quando venne “portata” la luca elettrica.
La cosiddetta “Cresiola”: chiesetta posta prima del paese e costruita nel 1896, come risulta da una targa posta sulla sua sommità. Ha la facciata rivolta verso Cerasi a mo’ di protezione.